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certificatoDal 1 settembre la gestione delle visite mediche di controllo dei dipendenti pubblici  (c.d. visite fiscali) è passata all’INPS.

Ma questo cambio di gestione cosa significa? Bisogna fare qualcosa di particolare quando ci si ammala?

Dal punto di vista del dipendente non è cambiato niente o quasi, in quanto la malattia va sempre comunicata alla propria amministrazione, così come le eventuali assenze dal proprio domicilio durante il periodo di malattia, e come anche l’eventuale giustificazione per l’assenza a visita domiciliare. Unica novità è la possibilità che l’INPS disponga una visita d’ufficio, esattamente come accade nel privato.

Quello che cambia sono le procedure per gli uffici del personale che, nel caso non l’avessero già fatto, dovranno registrarsi presso il portale della P.A. e decidere se chiedere la visita come domiciliare o ambulatoriale.

Ma facciamo un passo indietro e spieghiamo perché questa funzione è stata attribuita all’INPS.

La creazione del polo unico delle visite mediche presso l’INPS è contenuta nel dlgs. 75/2017, e ha come obiettivo il contenimento della spesa pubblica attraverso la lotta all’assenteismo e la semplificazione dell’azione amministrativa. Tutto bene, peccato che va detto che proprio da questo punto di vista il decreto fallisce clamorosamente laddove esclude la competenza dell’INPS nel valutare le giustificazioni alle assenze a visita domiciliare.

La ratio di tale clamorosa dimenticanza si può forse rintracciare nel fatto che poiché il pagamento dei giorni di malattia comunque rimane a carico delle PP.AA.  (a differenza del settore privato dove invece  paga l’INPS), non avendo l’inps alcun interesse diretto a svolgere tale valutazione, l’attribuzione di tale incombenza all’Istituto previdenziale avrebbe necessitato di ulteriori dotazioni economiche per farvi fronte.

Tale ricostruzione, ancorché logica, è comunque sufficiente a giustificare l’enorme dispendio di risorse umane ed amministrative che comporta la moltiplicazione (o la conservazione in vita) degli uffici deputati al controllo nelle PP.AA.?

Da questo punto di vista, e sempre nell’ottica di rendere omogenei  i settori pubblico e privato per gli aspetti previdenziali, sarebbe stato più logico assoggettare anche le PP.AA. al versamento della contribuzione previdenziale per malattia e maternità e attribuire all’INPS (a questo punto a pieno titolo, essendo quest’ultimo l’Ente erogatore della prestazione) anche il controllo delle giustificazioni.

Certamente questo tipo di modifica normativa sarebbe stata molto più rivoluzionaria nel panorama delle PP.AA., ma avrebbe decisamente risolto anche molte situazioni di sofferenza soprattutto dei piccoli Enti (si pensi ai piccoli comuni che si trovano a dover sostituire magari l’unico/a dipendente per una malattia di lungo periodo o una maternità. Devono pagare sia il dipendente ammalato/in maternità che il suo sostituto: semplicemente rovinoso per le loro casse!)

Il messaggio 3265 del 2017 dell’INPS che da ai propri uffici le prime indicazioni amministrative ed operative lascia poi con un inquietante interrogativo del quale non è ancora possibile capire la reale portata: cosa accade se il budget previsto dalle norme si esaurisce?

Il messaggio dice che al momento della richiesta della visita  la procedura informatica verificherà che ci siano ancora le disponibilità economiche per autorizzarla, altrimenti bloccherà la richiesta dell’amministrazione.

Orbene, cosa accadrà in quel caso? Sarà comunque possibile per la PP.AA. richiedere visite all’INPS con fatturazione, ovvero semplicemente da quel momento non si faranno più visite fiscali a dipendenti pubblici?  

Il messaggio dell’INPS nulla dice (e nulla potrebbe dire…) mentre la legge si limita a indicare l’importo annuale disponibile per il totale delle visite (richieste dalle PP.AA. e disposte d’ufficio dall’INPS) che per il 2017 è pari a 17 milioni. Tanto? Poco?

Certo, come scritto espressamente nel messaggio INPS, queste prime disposizioni sono sperimentali e sono il frutto del fatto che comunque il polo unico doveva partire, ma è anche altrettanto vero che sarà necessario fornire chiarimenti esaustivi su questo e su  altri interrogativi. Chiarimenti che in parte arriveranno con il decreto ministeriale che dovrà essere adottato entro trenta giorni dall’entrata in vigore del polo unico, in parte no in quanto oggetto di tale decreto saranno solo l’armonizzazione della disciplina dei settori pubblico e privato in materia di fasce orarie di reperibilità  e la definizione delle modalità per lo svolgimento degli accertamenti