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Gazzetta ufficialeL’art.22 c.15 (1) dell’ultimo decreto della riforma Madia disciplina un tipo di progressione verticale particolare, utilizzabile per un periodo ben definito (il triennio 2018-2020),

e stabilisce nuove modalità di progressione, in deroga all’art.52 comma 1 bis del dlgs165/2001 che prevede che per le progressioni verticali l’unica strada sia il concorso pubblico con  riserva (non superiore al 50% dei posti).(2)

Ma esattamente cosa prevede tale disposizione? E’ applicabile sempre e ovunque?

Come ogni norma generale ed astratta anche questa va infatti calata nella realtà della singola amministrazione per capire se sia utilizzabile ed in che limite.

Procedendo all’analisi letterale del testo va innanzitutto detto che le amministrazioni “possono” attivare, dunque si tratta di una mera facoltà che non è detto che l’amministrazione voglia sfruttare (tutto è rimesso alla concreta situazione dell’Ente e, perchè no, all’abilità dell'organizzazione sindacale nella conduzione delle trattative),  ma quello che segue dopo nel testo è il vero ostacolo all’adozione di tale strumento normativo, e deve essere attentamente valutato per evitare di procurare dei danni potenziali maggiori dei benefici attesi.

Stiamo parlando del consumo della capacità assunzionale dell’Ente.

Le progressioni verticali potranno infatti essere bandite per non più del 20% del totale previsto nel  piano dei fabbisogni, il che, facendo un esempio banalissimo, vuol dire che un Ente che da tale piano necessiti di 5 persone potrà si attivare una progressione verticale, ma poi dovrà sotrarre la progressione verticale realizzata dal totale di nuove assunzioni possibili per legge. Ciò in quanto, come ormai assodato, ogni progressione verticale è da considerarsi una nuova assunzione.

La scelta evidentemente non è senza conseguenze, perché se una volta grazie alle riorganizzazioni e all’evoluzione della tecnologia anche all’interno delle amministrazioni si poteva immaginare di poter rinunciare senza grossi problemi alla sostituzione di qualche dipendente, oggi invece un dipendente in più o in meno può veramente fare la differenza tra riuscire ancora ad assicurare un servizio o meno.

Una volta fatta la scelta e valutata come sopra l’opportunità (e/o la possibilità) di indire le progressioni, altri due punti importanti che occorre avere ben chiari sono quello per cui tali progressioni sono riservate al personale di ruolo dell’Ente (beh, invero sarebbe stato singolare il contrario…), e quello che per poter partecipare alla procedura il personale dovrà comunque possedere il titolo di studio richiesto per l’accesso dall’esterno (e qui va detto che laddove per l’accesso si richiede il possesso della laurea, si deve intendere che sia sufficiente il possesso della laurea triennale, anche laddove in caso di concorsi pubblici l’amministrazione abbia richiesto quella specialistica).

Corollario di tali disposizioni infine è poi la previsione per cui se l’Ente si avvale di questa forma di progressione verticale, oltre a ridurre lo spazio assunzionale si riduce anche la possibile riserva di posti ai sensi dell’art.52 del dlgs.165/2001 nei concorsi pubblici che l’Ente volesse bandire (è infatti possibile che l’Ente decida di ricorrere sia alle progressioni verticali riservate che a concorsi pubblici con riserva di posti).

Stante tutto quanto sopra riportato è evidente che le “nuove” progressioni verticali , parafrasando una vecchia pubblicità,  sicuramente non saranno per tutti , ma quasi certamente nemmeno per molti, e anche laddove queste fossero numericamente possibili  sarà necessaria un’attenta analisi se il gioco vale la candela.

 

Note

(1)   Art.22 c.15 dlgs. 75/2017: “Per il triennio 2018-2020, le pubbliche amministrazioni, al fine di valorizzare le professionalità interne, possono attivare, nei limiti delle vigenti facoltà assunzionali, procedure selettive per la progressione tra le aree riservate al personale di ruolo, fermo restando il possesso dei titoli di studio richiesti per l'accesso dall'esterno. Il numero di posti per tali procedure selettive riservate non può superare il 20 per cento di quelli previsti nei piani dei fabbisogni come nuove assunzioni consentite per la relativa area o categoria. In ogni caso, l'attivazione di dette procedure selettive riservate determina, in relazione al numero di posti individuati, la corrispondente riduzione della percentuale di riserva di posti destinata al personale interno, utilizzabile da ogni amministrazione ai fini delle progressioni tra le aree di cui all'articolo 52 del decreto legislativo n. 165 del 2001. Tali procedure selettive prevedono prove volte ad accertare la capacità dei candidati di utilizzare e applicare nozioni teoriche per la soluzione di problemi specifici e casi concreti. La valutazione positiva conseguita dal dipendente per almeno tre anni, l'attività svolta e i risultati conseguiti, nonché l'eventuale superamento di precedenti procedure selettive, costituiscono titoli rilevanti ai fini dell'attribuzione dei posti riservati per l'accesso all'area superiore”.

(2)   Art.52 c.1 bis dlgs. 165/2001: “ I dipendenti pubblici, con esclusione dei dirigenti e del personale docente della scuola, delle accademie, conservatori e istituti assimilati, sono inquadrati in almeno tre distinte aree funzionali. Le progressioni all'interno della stessa area avvengono secondo principi di selettività, in funzione delle qualità culturali e professionali, dell'attività' svolta e dei risultati conseguiti, attraverso l'attribuzione di fasce di merito. Le progressioni fra le aree avvengono tramite concorso pubblico, ferma restando la possibilità per l'amministrazione di destinare al personale interno, in possesso dei titoli di studio richiesti per l'accesso dall'esterno, una riserva di posti comunque non superiore al 50 per cento di quelli messi a concorso. La valutazione positiva conseguita dal dipendente per almeno tre anni costituisce titolo rilevante ai fini della progressione economica e dell'attribuzione dei posti riservati nei concorsi per l'accesso all'area superiore.”