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La delibera della Corte

Con la pronuncia della sezione autonomie della Corte dei Conti si chiude definitivamente l'ormai annosa questione relativa  all'assoggettamento degli incentivi tecnici previsti dall'art.113 del dlgs 50/2016 al tetto sul salario accessorio.

La questione, se tali incentivi dovessero essere ricompresi nel fondo o meno, si prospettava tutt'altro che di semplice risoluzione visti i più pronunciamenti di segno opposto di diverse sezioni regionali di controllo, e riguardava la natura di tali incentivi, i quali a differenza dei precedenti abrogati incentivi alla progettazione ricomprendono e retribuiscono le attività di programmazione, predisposizione e controllo delle procedure di gara e dell’esecuzione del contratto anche  se riferiti ad appalti di servizi e forniture,  con ciò ingenerando il dubbio che debbano essere considerate come spese di funzionamento, dunque correnti, e riferite al personale, con l'ovvia conseguenza che stando così le cose tale spesa concorre al raggiungimento del tetto di spesa del salario accessorio.

Per rimediare a questa situazione il Governo aveva inserito nella legge di bilancio 2018 il comma 226, che specificava che la spesa per tali incentivi facesse  capo al medesimo capitolo di spesa previsto per i singoli lavori, servizi e forniture, ma nemmeno questa formulazione si era rivelata risolutiva per fugare i dubbi di coloro che ritenevano tali somme soggette al limite, talchè  si è resa necessaria la pronuncia della sezione autonomie.

La Corte, partendo proprio dalla formulazione del comma 526 ha ricostruito la ratio legis del provvedimento nella volontà di collegare anche dal punto di vista contabile l'incentivo all'attività svolta e ha escluso il rischio di una proliferazione senza controllo di tale spesa.

La corte ricorda infatti che comunque gli incentivi sono circoscritti ad una platea di beneficiari ben definita, e che vi sono due limiti finanziari che ne impediscono l’incontrollata espansione: il primo generico, che stabilisce il tetto massimo dell'incentivo, pari al 2% dell’importo posto a base di gara, ed il secondo, che invece si riferisce ai singoli beneficiari, i quali non possono percepire a tale titolo una somma maggiore del 50% del proprio trattamento economico complessivo.

 

 

 

 

 

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